"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

mercoledì 17 gennaio 2018

Un "ritorno al futuro" dal mondo della finanza


La consueta lettera di Larry Fink, CEO del più grande gestore finanziario del mondo (6000 miliardi di dollari), quest'anno fa un salto di qualità, spingendo il mondo delle aziende, e non solo, a ripensare il loro ruolo per la società (all'interno della quale ovviamente operano e prosperano).

Vi è stata un'epoca, nel secolo scorso, dove tutte le aziende, grandi e piccole, erano innanzitutto dei "buoni cittadini". Esse infatti fornivano stipendi adeguati e supporti aggiuntivi ai loro dipendenti (integrazioni dei piani pensionistici e sanitari, borse di studio e luoghi di svago, le "colonie", per i loro figli, ecc.), realizzavano investimenti negli impianti e per la crescita dei dipendenti, pagavano le tasse nei paesi in cui operavano, contribuivano al benessere dei loro clienti e dello sviluppo complessivo con i loro prodotti e servizi, senza dimenticare di far contenti anche, e non solo, i loro azionisti.
A guardare i comportamenti della grandi aziende globali, e non solo loro, sorge spontanea una domanda: quell'epoca è definitivamente scomparsa, sacrificata sull'altare del valore per gli azionisti a breve termine (il malefico short-termism)?

sabato 13 gennaio 2018

Il declino delle borse

Il più grande fondo sovrano del mondo ha annunciato di voler diversificare il suo portafoglio con investimenti in aziende non quotate. Perchè aziende e investitori non trovano più di interesse incontrarsi in borsa?


L'ultima notizia sul tema delle borse arriva dalla Norvegia: Norge Bank Investment Management (NBIM), che gestisce il fondo alimentato dai proventi petroliferi e che ammonta a 1.100 miliardi di dollari, ha fatto richiesta al Ministero delle Finanze Norvegese, da cui dipende, di poter iniziare ad investire anche in aziende non quotate in borsa. Al momento il fondo possiede percentuali di azioni non superiori al 10% di ogni principale azienda quotata al mondo, con una media di possesso del 1,5%. 
Le motivazioni addotte per tale scelta sono: la scarsa partecipazione di aziende tecnologiche ai listini, che li condannano a non rappresentare la maggior parte del mercato, l'assottigliarsi dei listini stessi e ultimo, ma non meno importante, i ritorni delle aziende non quotate che sono leggermente più alti di quelle quotate.

lunedì 8 gennaio 2018

Una montagna di debiti


Il debito mondiale è cresciuto in maniera spropositata negli ultimi anni. Se da un lato questo è servito a farci uscire dalla crisi, dall'altro costituisce un fardello per il futuro. Esiste un criterio per distinguere un debito "buono" da uno "cattivo"?

I dati parlano chiaro. Come riporta il sole24ore, siamo oppressi da una montagna di 233mila miliardi di dollari dei quali ben 163mila (70%) creati a partire dal 1997. I debiti, si sa, vanno rimborsati in futuro e se è vero che, come riporta l'articolo, 

"L’economia mondiale nel suo insieme ha beneficiato di un effetto 'moltiplicatore' dato che il debito creato negli ultimi mesi ha generato crescita (Pil) in misura più che proporzionale

è anche vero che

"La montagna di debito su cui poggia l’attuale ciclo di espansione economica... rende il sistema meno efficiente perché mantiene in vita tutti i debitori fragili i quali, non avendo di che preoccuparsi per il rimborso dei loro debiti, possono permettersi di mantenere la loro struttura inefficiente. E vulnerabile."

Quindi non è detto che questi debitori saranno in grado di restituire il debito.
Perchè allora mantenerli in vita?

giovedì 21 dicembre 2017

Commissione banche: problemi risolti?


La "Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Sistema Bancario e Finanziario" ha di fatto chiuso i suoi lavori. Cosa ha partorito? Che beneficio ne avrà in futuro il sistema bancario e finanziario?

La Commissione era nata sotto i migliori auspici. Infatti il suo compito era, come si legge dal sole24ore del 21 settembre scorso:

"Sono sei i fronti di approfondimento sulle crisi bancarie: dalle modalità di «raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati» ai criteri di «remunerazione dei manager». Si analizzerà anche la correttezza del collocamento al pubblico retail dei prodotti finanziari ad alto rischio. E si indagherà sulle forme di erogazione del credito ai clienti di particolare rilievo. Focus, poi, sulla struttura dei costi, la ristrutturazione del modello gestionale e la politica di aggregazione e fusione delle banche prese in esame nonché «l'osservanza degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza nell'allocazione di prodotti finanziari, e degli obblighi di corretta informazione agli investitori». Ma oggetto dell'inchiesta sarà anche l'attività svolta dalla Vigilanza, e da questo punto di vista Bankitalia ha già assicurato piena collaborazione"

Incoraggiati da questa dichiarazioni di intenti, avevamo indirizzato a tutti i membri della commissione una lettera aperta a firma del collega, e partner di CSE Crescendo, Francesco Zanotti, che invitava la commissione ad indagare e indirizzare il tema delle "risorse cognitive" mancanti nel sistema bancario e finanziario per un corretto sostegno allo sviluppo complessivo economico e sociale.

Purtroppo sappiamo che la montagna ha partorito un topolino, come abbiamo letto in questi mesi dai giornali e come oggi "Il Foglio" in suo articolo brillantemente riassume intervistando anche lo stesso Francesco Zanotti: oltre il gossip e la ricerca dei mostri da sbattere in prima pagina non si è andati.

Si è persa un'occasione storica considerando che, come il Prof. Onado ha testualmente affermato nel suo libro "Alla ricerca della banca perduta":

"...i guai delle banche italiane di oggi non sono un meteorite piovuto dal mondo lontano di una crisi provocata dai geni malvagi della finanza globale: sono la conseguenza di un modello di sviluppo che non poteva che peggiorare gravemente con la crisi globale."

Tale modello di sviluppo da correggere non è stato identificato e, di conseguenza, non ne è stato indicato un altro. Perchè?

La causa allora è certamente proprio quella mancanza di "risorse cognitive" alle quali fa riferimento Zanotti, supportato, in questa tesi, anche dall'autorevole Martin Wolf, editorialista economica del Financial Times, che nel suo libro "The Shifts and the Shocks: What We've Learned--and Have Still to Learn" scriveva già nel 2004, con sintesi brillante a proposito delle politiche di sviluppo e profetizzando ciò che poi è avvenuto nella commissione:

"I regolatori, i politici e gli economisti che le ispiravano erano o inconsapevoli dei pericoli effettivi o non disposti ad affrontarli, in parte perchè sensibili agli interessi dei soggetti regolati, in parte perchè intimiditi o sedotti dalla nuova finanza, ma sopratutto perchè erano tutti vittime degli stessi errori cognitivi."

Quando si rimedierà a tali errori con nuove "risorse"? 
Noi siamo pronti alla proposta.

venerdì 15 dicembre 2017

La tecnologia non è un destino




Troppo spesso le inarrestabili innovazioni tecnologiche ci vengono presentate come una sorta di 'sentenza' di un percorso obbligato di sviluppo. Invece sono solo dei catalizzatori di cambiamenti la cui evoluzione è frutto della interazione con altri attori sociali.

Quante volte abbiamo letto sui giornali, o ascoltato nelle conferenze o in TV, che con l'avvento della digitalizzazione, dell'Intelligenza Artificiale, della pervasività della rete e delle piattaforma su esse disponibili (es. Uber) tutto sarebbe cambiato (sottintendendo "per il meglio")? 

giovedì 7 dicembre 2017

Il corpo e le sue parti: nuove metafore per l'azienda?


Il Drucker Institute ha reso pubblica una nuova classifica aziendale per indirizzare l'annoso tema dello 'short termism'. Pur lodevole negli intenti, riuscirà a dar conto delle caratteristiche di un'azienda che "fa bene le cose giuste" nel lungo termine?

Il Wall Street Journal ha recentemente pubblicato la classifica "Management Top 250". Si tratta dell'ennesimo tentativo di valutare la capacità delle imprese di concentrarsi sullo sviluppo di lungo termine e combattere la piaga dell'attenzione agli obiettivi di breve periodo (short-termism) sopratutto profitti trimestrali e performance azionarie, in alcuni casi addirittura su base settimanale.
La classifica è stata stilata tenendo in considerazione 37 indicatori che ricadono in 5 dimensioni: customer satisfaction, employee engagement and development, innovation, social responsibility e financial strength. I dati sono stati raccolti da una dozzina di fornitori: da Bloomberg ad American Customer Satisfaction Index.