"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

sabato 24 marzo 2018

Il salto di qualità del caso Facebook (e non solo)

La peculiarità delle aziende della rete, e l'opacità che aleggia sul loro business, suggeriscono un approccio con tali soggetti che va al di là degli interventi regolatori, pur necessari.



In un articolo apparso sul sole24ore qualche giorno fa, si affronta la recente questione relativa a Facebook proponendo una prospettiva storica. Fin dagli albori della società industriale, infatti, era apparso chiaro che le aziende di successo, che crescevano sempre di più, creavano non solo prosperità per tutti ma costituivano anche una minaccia. Esse modificavano il contesto sociale e ambientale secondo le loro necessità e, grazie alle enormi disponibilità economiche, potevano influenzare addirittura il potere politico, modificando il governo della cosa pubblica a loro favore.

sabato 24 febbraio 2018

Il paradigma 20/80


Recenti dati confermano ciò che si sapeva da tempo: il 20% delle aziende produce l'80% dell'export e del valore industriale. E' una oggettività strutturale o è il caso che l'altro 80% delle aziende si decida a dare il suo contributo?

E' il sole24ore che fornisce un'analisi su questo dato di fatto, confermando e dando corpo a quanto il Presidente di Confindustria aveva già affermato qualche tempo fa ("c'è un 20% di aziende che va molto bene, un 20% molto male e un 60% nella terra di  mezzo" ) .
La sfida è senz'altro attenuare tale "bipolarizzazione", come afferma l'autore, aiutando le rimanenti 80% delle aziende a dare il loro contributo.
Il problema è: come farlo?

martedì 20 febbraio 2018

Il destino delle reti (il caso Facebook)

 Un recente articolo del Wall Street Journal evidenzia le caratteristiche comuni delle "reti", tecnologiche e non, da un punto di vista storico. Un destino delle tecnologie o di noi umani che siamo chiamati ad utilizzarle?



Il parallelo è affascinante: Facebook, come l'Unione Sovietica o quella Europea, usando una nuova tecnologia si proponeva come struttura aperta e non gerarchica per distribuire potere. Dopo poco si è trasformata in una gerarchia verticale capace di disseminare informazione e propaganda accentrando quel potere che voleva dare a tutti. E' evidente che qui la tecnologia non c'entra, come giustamente riporta l'articolo del Wall Street Journal  che riporta alcune tesi del libro di Niall Ferguson "The Square and the Tower: Networks and Power, From the Freemasons to Facebook". 
E non si parla solo di Facebook ovviamente: stesso destino hanno avuto Youtube e altri social network.

sabato 27 gennaio 2018

Il ruolo delle aziende nella società


Sta crescendo il dibattito sul più ampio ruolo delle aziende all'interno della società uscendo, per fortuna, dai ristretti ambiti nei quali più o meno strumentalmente era stato confinato (ESG, CSR, ecc.). Rimane ancora irrisolto il tema di fondo: è l'azienda a servizio dell'uomo o l'uomo a servizio dell'azienda? E nel primo caso, come può fornire tale servizio senza penalizzare se stessa?

Come un onda che viene da lontano, pian piano il tema delle più ampie responsabilità sociali dell'azienda sta crescendo di importanza. La recente lettera di Fink, CEO di BlackRock, non ha fatto altro che dare un ulteriore spinta al dibattito. Le evidenze sono sotto gli occhi di tutti: crescono i mercati e l'economia in generale ma a beneficio di sempre meno soggetti. A cosa servono allora queste crescite? Può il benessere economico essere un fenomeno di nicchia? Un essere umano che possiede tutta la ricchezza del mondo ma non sa cosa farsene perchè tutti gli altri sono poverissimi, può ancora definirsi "ricco"? 

mercoledì 17 gennaio 2018

Un "ritorno al futuro" dal mondo della finanza


La consueta lettera di Larry Fink, CEO del più grande gestore finanziario del mondo (6000 miliardi di dollari), quest'anno fa un salto di qualità, spingendo il mondo delle aziende, e non solo, a ripensare il loro ruolo per la società (all'interno della quale ovviamente operano e prosperano).

Vi è stata un'epoca, nel secolo scorso, dove tutte le aziende, grandi e piccole, erano innanzitutto dei "buoni cittadini". Esse infatti fornivano stipendi adeguati e supporti aggiuntivi ai loro dipendenti (integrazioni dei piani pensionistici e sanitari, borse di studio e luoghi di svago, le "colonie", per i loro figli, ecc.), realizzavano investimenti negli impianti e per la crescita dei dipendenti, pagavano le tasse nei paesi in cui operavano, contribuivano al benessere dei loro clienti e dello sviluppo complessivo con i loro prodotti e servizi, senza dimenticare di far contenti anche, e non solo, i loro azionisti.
A guardare i comportamenti della grandi aziende globali, e non solo loro, sorge spontanea una domanda: quell'epoca è definitivamente scomparsa, sacrificata sull'altare del valore per gli azionisti a breve termine (il malefico short-termism)?

sabato 13 gennaio 2018

Il declino delle borse

Il più grande fondo sovrano del mondo ha annunciato di voler diversificare il suo portafoglio con investimenti in aziende non quotate. Perchè aziende e investitori non trovano più di interesse incontrarsi in borsa?


L'ultima notizia sul tema delle borse arriva dalla Norvegia: Norge Bank Investment Management (NBIM), che gestisce il fondo alimentato dai proventi petroliferi e che ammonta a 1.100 miliardi di dollari, ha fatto richiesta al Ministero delle Finanze Norvegese, da cui dipende, di poter iniziare ad investire anche in aziende non quotate in borsa. Al momento il fondo possiede percentuali di azioni non superiori al 10% di ogni principale azienda quotata al mondo, con una media di possesso del 1,5%. 
Le motivazioni addotte per tale scelta sono: la scarsa partecipazione di aziende tecnologiche ai listini, che li condannano a non rappresentare la maggior parte del mercato, l'assottigliarsi dei listini stessi e ultimo, ma non meno importante, i ritorni delle aziende non quotate che sono leggermente più alti di quelle quotate.