"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

lunedì 29 aprile 2013

Saccomanni e la mortadella


di
Francesco Zanotti


Nelle sue prime dichiarazioni il neo Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha esposto la necessità di un nuovo patto tra “Banche, Imprese e Consumatori”.
Non va bene? In termini generali, certo che va bene. Ma, in concreto, quella frase rende evidente un abisso incolmabile tra gli obiettivi dichiarati e la possibilità di realizzarli. Rende evidente l’origine profonda della crisi che stiamo vivendo.
E qui entra in gioco la mortadella.
Infatti, è possibile consumare la mortadella, ma non i frigoriferi. Questi si usano e si cerca di farli durare il più possibile. Non si consumano tablet e smartphone. Non si consumano, e si spera anche di non utilizzarli, i servizi di copertura assicurativa.
Mi si dirà: ma dai, non fare il pignolo! Che sarà mai una parola impropria?
Credo che in questo caso sia molto. Fino ad essere rivelatrice, come ho detto, delle radici profonde della crisi che ci attanaglia.
Parlare di consumatori significa avere ancora in testa il modello di sviluppo proprio della società industriale. La società è fatta da persone che hanno gli stessi bisogni igienici. Il sistema industriale deve soddisfare questi bisogni con prodotti che, per soddisfare i bisogni igienici, devono essere consumati. Il sistema di servizi deve supportare il sistema industriale.
Questa visione della società porta inevitabilmente a mercati competitivi, dove la variabile fondamentale è il prezzo. Infatti i se bisogni igienici sono uguali per tutti, anche le tecnologie per soddisfarli sono univocamente determinate. E piano piano diventano nella disponibilità di tutti. Allora la competizione è inevitabile e la variabile competitiva diventa piano piano solo il prezzo. In una competizione di prezzo la capacità di produrre cassa delle imprese (la loro capacità di pagare stipendi e fornitori) cala inevitabilmente. Se la capacità di produrre cassa delle imprese diminuisce non è possibile alcun patto “sano” tra banche, imprese e le “persone” che sono, contemporaneamente chi acquista e chi produrre.

In realtà nella società attuale i bisogni igienici sono soddisfatti. Questo significa, da un lato, che il sistema che produce i beni che servono a soddisfarli ha perso il suo significato esistenziale e ne ha mantenuto solo uno funzionale. Detto diversamente, l’acquisto non è più una modalità di autorealizzazione profonda, ma solo un modo per disporre di cose che servono. Le esigenze di autorealizzazione delle persone sono molto più complesse. E sono ben lungi dall'essere uguali per tutti.
Mi si può obiettare che i bisogni igienici sono ancora molto vivi in molte parti del mondo. Ma questo non fa che peggiorare le cose. Perché stimola la nascita di molte più imprese di quelle che servirebbero per soddisfare i bisogni igienici. Questo aumenta ulteriormente la competizione, ma genera anche guai “sistemici”. Infatti, la tipologia di prodotti e le modalità di produzione non sono più compatibili con le risorse complessive del Pianeta.

Allora la sfida con cui dobbiamo confrontarci è quella di trovare un nuovo sistema di prodotti e servizi che soddisfi le nuove esigenze di autorealizzazione, che soddisfi diversamente i bisogni igienici e che sia fondato su di un nuovo patto con la Natura.
Per vincere questa sfida non possiamo certo continuare ad usare la parola “consumo” che rappresenta così intimamente il vecchio sistema di prodotti e servizi.

Ma … sto sostenendo, forse, che siano di fronte ad una crisi che si supera attraverso un cambiamento di linguaggio? Anche. Più generalmente, siamo di fronte ad una crisi che potrà essere superata solo cambiando il sistema di risorse cognitive che sta al fondo della società industriale. La parola “consumo” è solo la punta di un iceberg che è indispensabile svelare. Per farlo sciogliere al sole di nuove e radicalmente diverse risorse cognitive.

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