"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

domenica 31 luglio 2016

Nonostante gli stress test: banche ignoranti in sviluppo ...

di
Francesco Zanotti

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Sono ignoranti in sviluppo nel senso che ignorano le dinamiche dello sviluppo delle imprese.
Nessuna impresa in sviluppo diminuisce il personale, ma lo accresce. Viceversa: nessuna riduzione del personale ha costruito lo sviluppo delle imprese.
Nessuna impresa in sviluppo dipende dal mercato ma lo crea. Viceversa, chi crede di dipendere dal mercato, troverà sempre un mercato ostile.
Nelle imprese in sviluppo gli aumenti di capitale servono a realizzare i progetti di sviluppo. Quando il capitale serve a sopravvivere, ne servirà sempre di più.
Oggi le banche sembrano solide perché le si sono riempite di capitale e si continua a farlo. Si sta scoprendo che non si può continuare all’infinito perché le banche devono essere capaci di costruire il loro proprio sviluppo

Se le banche ignorano queste elementari dinamiche dello sviluppo, come potranno costruire il loro sviluppo e riconoscere le imprese che stano costruendo sviluppo?

mercoledì 27 luglio 2016

Gli Agnelli lasciano l’Italia ma arrivano Apple e Amazon

di
Luciano Martinoli


E’ notizia di ieri che la Exor, finanziaria della famiglia Agnelli, si trasferirà anch’essa in Olanda, dopo lo spostamento fiscale di FCA e CNH. Lo scopo, come negli altri due casi, è quello di beneficiare di trattamenti di maggior favore per le società garantite dalla legislazione di quel paese. Molti hanno visto in questo trasferimento un ennesimo segnale di degrado dell’Italia, incapace di avere un sistema di attrazione delle grandi aziende; un piagnisteo ricorrente che sembra avere come unico scopo, paradossalmente, quello di favorire lo status quo (se prima non si cambiano alcune cose non si può fare nulla e… nulla facciamo).
Allo stesso tempo è notizia di alcuni giorni fa della volontà di investimento nel nostro paese di Apple e Amazon le quali sembrano essere interessate alle risorse che lo stivale, nonostante le sue carenze, in ogni caso possiede e mette a disposizione.
Furbi i pronipoti del fondatore della Fiat e spovveduti i tycoon americani o viceversa?

lunedì 25 luglio 2016

La necessità di un “termostato” per il rapporto economia-finanza.

di
Luciano Martinoli

L’economia è un sistema sociale. Il suo ambiente è costituito da tutti gli altri sistemi sociali quali la politica, i mass media, il sistema giuridico. Tra questi spicca, per importanza, quello finanziario il quale, storicamente, può essere considerato come nato da una sua costola.
Dal punto di vista ecologico, ovvero del rapporto di un sistema con il suo ambiente, l’economia sembra soffrire da un po’ di tempo di un accoppiamento strutturale “debole” con la finanza, che dovrebbe invece fornire le risorse aggiuntive per il suo sviluppo. Prova ne sia lo sforzo eccezionale, senza risultato, perpetuato da tempo dalle banche centrali di tutto il mondo (che sono istituzioni finanziarie)  allo scopo di rianimare lo sviluppo asfittico dell’economia con immissioni di liquidità sul mercato. 
Tale massa monetaria, i cui destinatari primari sono stati banche e operatori del settore, arriva solo in minima parte alla economia reale e fluisce invece, sempre di più, alla finanza stessa che crea luoghi virtuali di investimento, come quello dei mutui subprime americani di alcuni anni fa, col rischio di pericolose ulteriori bolle. 

Le motivazioni per tali comportamenti, da parte della finanza, risiedono nella scarsa dinamicità dell’economia laddove questa lamenta la mancanza di finanza per riprendere lo sviluppo. Un circolo vizioso che non si capisce dove spezzare, un paradosso che dimostra l'inefficacia di interventi direttivi in circostanze la cui complessità richiede interventi ben più sofisticati.

domenica 24 luglio 2016

L’equivoco PMI

di
Francesco Zanotti

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E’ l’equivoco che stanno costruendo consulenti e professionisti vari.
Si considerano senza dirlo le PMI come “arretrate” rispetto ala grade impresa. E si immagina sia più facile vendere loro servizi. Soprattutto sembrano un mercato appetibile per quei manager che venendo dalla grande impresa si sentono “profeti” nel fornire la loro esperienza alle PMI.
Io penso che le cose stiano diversamente.
Innanzitutto le PMI evidenziano il problema dell’imprenditorialità. In termini sintetici: in cosa consiste, cognitivamente e socialmente, il processo di innovazione imprenditoriale. Come si può rilanciarlo? La attuali proposte di servizio alle PMI non riguardano in nessun modo la sfida della imprenditorialità.
Per affrontare il problema della imprenditorialità servono conoscenze molto più sofisticate di quelle in uso nelle grandi imprese. La scoperta del mistero dell’imprenditorialità potrà poi essere opportunamente generalizzato e trasferito alla grade impresa.


venerdì 22 luglio 2016

Perchè i mercati finanziari sono così sensibili alle "dichiarazioni"?

di
Luciano Martinoli


I mercati finanziari, sia da questa che dall'altra sponda dell'Atlantico, sembrano essere sempre più sensibili alle "dichiarazioni" di politici ed esponenti di quelle istituzioni sistemiche che potrebbero, con il loro agire, determinare il corso dell'economia. 
Ma è davvero così? 
I timori, e le speranze, degli investitori hanno un fondamento?

martedì 19 luglio 2016

L’insensatezza del ridurre i costi

di
Francesco Zanotti

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La Presidente della Camera oggi alla Cerimonia così detta “del ventaglio” si è vantata di aver ridotto le spese della Camera. Ma non si è chiesta che effetto ha avuto questa riduzione delle spese? Innanzitutto, un gruppo di cittadini (quelli che vendevano i  beni o servizi tagliati) ha ridotto i suoi introiti. Poi, a catena, li hanno ridotti i loro fornitori.
Insomma, se lo Stato riduce le sue spese fa un’opera recessiva. Senza tener conto che la spesa pubblica è un addendo positivo del PIL: se la si riduce, si riduce anche il PIL.
Ma non bisogna sprecare! Certo, ma come si fa a sapere se una spesa è uno spreco? Perché lo fosse occorrerebbe che qualcuno buttasse via i soldi che ha ricevuto in cambio dei prodotti o servizi che ha erogato. Ma questo non accade. Quell’ammontare di denaro, che viene considerato uno spreco a livello di singola amministrazione pubblica e che può essere risparmiato, può, invece, diventare risorse di investimento nella collettività in modi imprevedibili.

Un analogo discorso vale a livello di impresa. Ne parlerò in un futuro post.

domenica 17 luglio 2016

Nintendo: ma è proprio così irragionevole la Borsa?

di
Francesco Zanotti
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Nintendo ha sviluppato l'app per smartphone che consente di catturare i Pokemon grazie a un sistema di Gps e di realtà aumentata.
E’ già Pokemon Go-mania. Su Apple store questa App è già in testa alla classifica delle App pià scaricate.
Parallelamente, il titolo Nintendo alla Borsa di New York ha guadagnato nello stesso periodo oltre il 90% e la capitalizzazione è aumentata di oltre 10 mld.
Crescita parallela e risonante in borsa e nell’economia reale.
Ad un progetto alto e forte corrisponde una produzione di valore alta  forte che se ne frega delle turbolenze dei mercati finanziari
Queste turbolenze diventano, invece, determinanti per il valore di titoli che non hanno come sottostante un progetto di sviluppo alto e forte.

Confermano questa regola le banche che per definizione non hanno progetti di sviluppo alti e forti. E proprio perché non hanno progetti di sviluppo altri e forti i loro titoli sono alle merce delle turbolenze di un mercato finanziario che può solo regolarsi sui “rumors”, visto che i Business Plan delle Banche sono solo  budget senza nè  fondamento né passione.

giovedì 14 luglio 2016

Per costruire sviluppo basta cambiare le parole.

di
Francesco Zanotti

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Se si usano gli stessi modelli cognitivi di riferimento del passato sembra di vivere in un mondo assurdo.
Se, invece, si riesce a guardare da un’altra parte diventa tutto chiaro.
Non crescono inflazioni e acquisti? Certo perché alla gente interessa sempre meno quello che le imprese producono. Non si sa dove investire? Certo perché mancano progetti d’impresa alti e forti: le imprese rimangono troppo ancorate a quello che hanno fatto nel passato. Si continua a produrre moneta e non cresce l’inflazione? Certo per tre ragioni. La prima è che la moneta non rappresenta più nulla di fisico. Le seconda è perché questa moneta non arriva all’economia reale se non attraverso prestiti che si fanno sempre più rari. E si potrebbe continuare a lungo.
La soluzione è ovviamente quella di usare nuovi modelli cognitivi, guardare da un’altra parte. Per riuscirci vi propongo un primo passo: cambiamo le parole che usiamo. Meglio: aboliamo alcune parole: consumo, competitività, produttività e digitale. Provate a riproporre le vostre analisi e le vostre idee senza usare queste parole. E’ difficile che ci riusciate … Ad esse sostituite: acquisto, progettualità, costruzione sociale e analogico …


martedì 12 luglio 2016

Banche e banalità al governo

di
Francesco Zanotti

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Oggi il Corriere pubblica una intervista al Presidente del Consiglio fatta da Beppe Severgnini.
Ad una domanda sul perché non abbiamo finanziato le banche come hanno fatto abbondantemente i tedeschi quando ancora era possibile, risponde che è colpa dei governi precedenti (ed è vero) e, poi, aggiunge la sua ricetta per affrontare la situazione attuale: “Poi c’è un tema specifico per la banche italiane: devono fondarsi, ci vogliono meno posti nei Consigli di Amministrazione.”.
Ma, diamine, ho scritto (ed è accessibile attraverso questo link) uno scenario percorribile per un nuovo sviluppo del sistema bancario, complesso, alto e forte. E posso buttarlo via perché eliminando qualche decina (anche centinaia, se volete) di posti nei Consigli di Amministrazione si risparmieranno quei due o tre milioncini di Euro che possiamo girare a capitale per coprire gli ancora scoperti 80mld di sofferenze …
Ma possibile che nessuno dica niente? Perché l’intervistatore non si è ribellato a questa gigantesca sciocchezza?   


domenica 10 luglio 2016

Banche da mantenere o imprenditorialità da rilanciare?

di
Francesco Zanotti

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E’ inutile girarci intorno: le dobbiamo ricapitalizzare con soldi pubblici. Che poi si trovi qualche foglia di fico per non parlare di intervento pubblico, poco importa. Sta di fatto che le banche da sole non ce la fanno.
Contemporaneamente, Marco Rivelli nel suo “Non ti riconosco. Un viaggio eretico nell’Italia che cambia” rivela che la radice della crisi o della prosperità delle banche, le imprese, si stanno spegnendo anch’esse. Ciò vuol dire che se anche liberiamo le banche dalle sofferenze si riformeranno.
Allora dobbiamo ripartire dalle imprese perché riattivino una nuova imprenditorialità. Ma come si fa? Fornendo alle imprese nuove conoscenze progettuali: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Né sussidi, né tecnologie, ma conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. E chi gliele fornirà? Beh solo le banche possono farlo, acquisendo esse per prime conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. Così riusciranno a diventare parte attiva del proprio e dell’altrui (i clienti) sviluppo. Si chiama “circolo virtuoso” e, come tutti i circoli virtuosi, viene nutrito dalla conoscenza e non dai soldi.


giovedì 7 luglio 2016

Ha ragione Renzi … un po’

di
Francesco Zanotti

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Ha ragione perché i derivati delle banche europee sono certamente più critici delle sofferenze delle banche italiane. E la ragione è che il sottostante economico dei derivati non si sa bene cosa sia. Mentre il sottostante delle sofferenze è costituito da famiglie e imprese.
Ha ragione solo un po’ perché, come tutti, vede solo le garanzie che hanno messo in campo da famiglie ed imprese. Non vede il potenziale di sviluppo di queste famiglie ed imprese. E non lo vedono neanche le banche altrimenti si darebbero da fare a valorizzare la voglia e la capacità di futuro di famiglie e imprese. Le banche non lo vedono perché non dispongono delle risorse cognitive necessarie per vedere questo potenziale e trasformarlo in futuro: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.


lunedì 4 luglio 2016

A quando un cambio di prospettiva sulla crisi?

di
Luciano Martinoli



Pare che Einstein, al quale si attribuiscono più citazioni che lavori di ricerca scientifica, affermasse che " se si continuano a fare le stesse cose non ci si possono aspettare risultati diversi". Giustissima considerazione che dovrebbe sempre ispirare le azioni di intervento in situazioni che generano risultati che non giudichiamo soddisfacenti.
Come la crisi economica che ci attanaglia dal 2008.