"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

giovedì 25 agosto 2016

Proteggiamo viti e bulloni?

di
Francesco Zanotti

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Intervista sul Sole 24 Ore sui produttori di viti e bulloni. Non faccio nomi perché il farlo è un modo efficacissimo per nascondere i contenuti in dinamiche polemiche.
Il ragionamento riguarda le misure di protezione che chiedono i produttori di viti e bulloni. Già il chiedere protezione è segno di debolezza. Ma vediamo le ragioni per cui si chiede protezione, cioè dazi, soprattutto contro i cinesi.
Cito la frase chiave che, purtroppo, mi sembra davvero senza senso “Certo è che la Cina sta minando la nostra capacità competitiva, che anche in un campo come viti e bulloneria, degli elementi di fissaggio, richiede qualità, altra precisione e innovazione.”
Perché senza senso? Perché, per definizione, non si può minare la capacità competitiva di un concorrente. Mica gli si distruggono gli stabilimenti o si sabotano le produzioni. Una frase che potrebbe avere senso è: le imprese cinesi hanno una capacità competitiva maggiore della nostra.
E in cosa consiste questa maggiore capacità competitiva? Se i clienti di questo mercato cercano qualità, altra precisione e innovazione significa che non basta il prezzo. E significa che le imprese cinesi sono più brave proprio in qualità, precisione e innovazione. Ed allora che senso ha cercare di tenerle fuori dal mercato? Vogliamo che i nostri utilizzatori di viti e bulloni siano costretti  ad accettare una minor qualità, precisione e innovatività?
Altro discorso sarebbe se si volesse impedire che scarsa qualità, imprecisione e scarsa innovazione fossero una tentazione irresistibile per gli utilizzatori di viti e bulloni.
Ma così dice l’intervistato non è perché i fattori competitivi sono qualità, precisione e innovazione.
E, poi, se gli utilizzatori di viti e bulloni preferissero il prezzo a qualità, precisione e innovazione significherebbe che sono in guai profondi perché a loro volta non saprebbero garantire ai loro clienti qualità, precisione e innovazione.
Se si vuole una economia di mercato occorre accettare di misurarsi su qualità, precisione e innovazione. E se non si riesce a costruire un differenziale verso i nostri concorrenti su questi parametri, allora sta proprio qui il problema.


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